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Dialetti svizzeri : dischi e testi dialettali

Mario Vicari, Edito dall’Archivio fonografico dell’Università di Zurigo; Lugano : N. Mazzuconi, 1974. Fasc. 6. : Malcantone (Cantone Ticino): Vezio, Cademario, Aranno, Breno, Miglieglia, Novaggio, Curio, Banco, Biogno, Sessa, Monteggio, Caslano

15.- CHF

 

Il disco è ricavato da registrazioni su nastro effettuate tra la fine del 1978 e l'inizio del 1980 da M. Vicari, che ha poi curato l'allestimento del disco e la redazione dei testi.

Con questo nuovo lavoro, la nostra sene DIALETTI DELLA SVIZZERA ITALIANA punta l'obiettivo sul Sottoceneri, cominciando con il Malcantone, percorso dal fiume Magliasina, che costituisce la più occidentale delle tre valli parallele settentrionali del Distretto di Lugano (le rimanenti due sono la Valle del Vedeggio e la Valle del Cassarate) ed è posto tra il ramo occidentale del Ceresio, il tratto svizzero del fiume Tresa (che segna in parte il confine con la Provincia di Varese), la catena di monti che degrada dal Tamaro alla Tresa (separando il Malcantone dalla Val Vedasca, pure in Provincia di Varese) e la Valle del Vedeggio (rispetto alla quale non vi è un limite geografico naturale). La scelta dell'area esplorata si rifa alla costatazione che il Malcantone ebbe a lungo scarso rilievo nella bibliografia dialettologica ticinese: se si prescinde dal breve contributo lessicale di G. Rossi (1847) e dall'inchiesta svolta a Breno per l'AIS (1926), esso non sarà oggetto di una pubblicazione scientifica prima dell'apparizione della fondamentale monografia di Oscar Keller, Die pràalpinen Mundarten des Alto Luganese (1943: per le indicazioni bibliografiche complete cfr. p. 7). Il titolo stesso dell'opera, nella quale il Malcantone è trattato a fianco della Valle del Cassarate, della Valle del Vedeggio e di Indemini nell'alta Val Vedasca, richiede che siano chiariti due termini adottati nel fascicolo. Con «Alto Luganese» - termine assunto dal Keller in chiave linguistica sulla base di presupposti geografici - si intende la parte settentrionale del Distretto di Lugano : la linea di separazione tra

Alto e Basso Luganese inizia presso Pregassona, passa tra Vezia e Lugano e segue il corso del Vedeggio fino a Bioggio; la riva occidentale del Vedeggio e la sponda destra del golfo di Caslano appartengono all'Alto Luganese. Con «prealpini» - cui il Keller attribuisce invece un significato linguistico - si classificano i dialetti dell'Alto Luganese, che occupano la fascia intermedia tra quelli lombardo-alpini, diffusi nella maggioranza del Sopraceneri (cfr. i fascicoli precedenti della nostra collezione), e quelli lombardi di pianura, comuni al Basso Luganese e al Mendrisiotto. Fra i tre gruppi non vi è soluzione di continuità: infatti le parlate prealpine per un verso svelano fenomeni arcaici d'impronta lombardo-alpina e per l'altro non presentano alcun elemento fonetico o morfologico che le opponga a quelle di pianura. La specificità dei dialetti dell' Alto Luganese risulta dunque dall'unione di particolarità fonetiche, morfologiche e lessicali, che non sono necessariamente assenti nel Basso Luganese, dove tuttavia possono trovarsi in proporzioni non determinanti.

Ora, tale situazione sfumata si ripercuote sulla difficoltà di fissare delimitazioni nette, sia tra il Malcantone e le regioni limitrofe, sia dentro il Malcantone. Ne da conferma l'esame degli 11 tratti fonetici descritti alle pp. 13-19: nessuno di essi è esclusivo dell'area in questione; uno solo (§ 6) è peculiare di Breno;altri tre (§§ 3,5,7) lasciano intravedere suddivisioni nella sezione più alta; i rimanenti si estendono (o dovevano estendersi) all'intero Malcantone o vanno attenuandosi con l'abbassarsi progressivo verso la Tresa e il ramo occidentale del Ceresio. Altrettanto problematica sarebbe una suddivisione ricalcata sulla struttura geografica della regione che, per la sua complessità, non può essere agevolmente smembrata in sezioni precise.

Ecco pertanto la scheda di presentazione linguistica del Malcantone, dedotta dall'insieme degli apporti dati dai nostri informatori: parlate ancora ben diversificate da paese a paese, caratterizzate da un'intensità decrescente di fattori conservativi man mano che si scende dall'alto al basso, poco intaccate da influssi livellatori regionali, forse unite da vincoli più saldi con le zone periferiche adiacenti e, al di là del Monte Ceneri, con il Locarnese e la Valle Maggia. Appunto il decrescere dell'intensità di fattori conservativi suggerisce la possibilità di raggruppare i dialetti del Malcantone secondo tre tendenze, c

he comunque non alludono affatto a separazioni rigorose. Nel fascicolo parleremo perciò di: dialetti dell'Alto Malcantone (rappresentati da Vezio, Cademario, Aranno, Breno, Miglieglia, Novaggio), in cui predominano gli esiti arcaici, per lo più affini a quelli lombardo-alpini; dialetti del Medio Malcantone_ (rappresentati da Curio, Banco, Biogno, Sessa, Monteggio), contrassegnati dalla coesistenza di una corrente conservativa, che si riallaccia all'Alto Malcantone, e di una corrente innovativa, alimentata da forme di pianura, che insidiano più o meno apertamente le varianti locali; dialetti del Basso Malcantone (rappresentati da Caslano), apparentati ai due gruppi suddetti per certi aspetti generici, ma più decisamente esposti alle innovazioni provenienti dal di fuori.

A un nucleo cospicuo di materiali composti unicamente di testimonianze libere, da cui abbiamo prelevato i brani inseriti nel disco, si aggiunge una serie di rapide inchieste di verifica, miranti ad approfondire problemi linguistici ed etnografici emersi dal

l'elaborazione dei documenti orali. Pur avendo osservato che nelle inchieste di verifica la frequenza d'uso dei tratti conservativi è a volte più elevata che in quelle spontanee, abbiamo la sensazione che, durante le registrazioni, gli informatori si siano attenuti al registro dialettale locale di cui si servono tuttora per la comunicazione quotidiana, evitando così il recupero forzato di una parlata anacronistica, che aggraverebbe il rischio di artificiosità connesso con la presenza del microfono. E proprio nel Malcantone di oggi, segnato da un drastico abbandono delle attività agricole, la fedeltà al registro originario diviene espressione di fedeltà alla cultura rurale, cui rimangono ancorati soprattutto quei parlanti -ormai rari, per l'età avanzata, in taluni villaggi - per i quali il passato locale è veramente esperienza vissuta. L'abbondanza e la validità delle prove raccolte ci hanno trattenuto dah"allargare l'indagine ad altri paesi, le cui attestazioni avrebbero presumibilmente arricchito, ma non sostanzialmente modificato i risultati ottenuti (sui 26 comuni che formano l'attuale Regione Malcantone, abbiamo preso in considerazione 12 località). I materiali riportati nel disco, meno di un quindicesimo di quelli incisi, sono stati selezionati tenendo conto tanto di criteri tecnici (brani sufficientemente chiari sul piano percettivo per poter eseguire trascrizioni attendibili, non troppo dispersivi per il contenuto, atti a informarci sulle peculiarità dei relativi dialetti locali o sul loro stato di conservazione), quanto di criteri etnografici, che anteponessero la molteplicità tematica a una documentazione più dettagliata, ma ristretta a pochi argomenti : ne è uscita una rassegna di taglio sincronico della vita tradizionale malcantonese nella prima metà del Novecento.

Contenuti

  • L'epifania a Vezio: Priore e Confraternita
  • Bestiame, rodiröö, alberi da frutta
  • Il bucato di un tempo
  • Taglio della legna nei lotti assegnati ai patrizi
  • Un dialetto... un pò forte, allevamento delle capre e inverno nei Guasti
  • Apostolaa, beghe tra i partiti, balli per Santo Stefano
  • Mondo contadino ed emigrazione
  • Usanze di primavera
  • Stagioni e giornate di fornaciai
  • Sverno delle vacche e allevamento dei bachi da seta
  • In paese e fuori: mercati e fiere, ritorno degli emigranti, ragazze nelle filande
  • Fabbriche tessili sullo sfondo della prima guerra mondiale
  • Miglio, patate e fatiche di donne

 

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