In memoria del Prof. Giorgio Macchi (1905-1998)

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Alla fine degli anni ’90, il prof. Giorgio Macchi di Agno aveva destinato in via testamentaria una lunga serie di cospicue somme a molti enti e società benefiche della nostra regione. Alla sua morte, una vicenda sulla quale stendiamo un pietoso manto di silenzio, aveva impedito la realizzazione di queste sue volontà. Dopo parecchi anni, l’Associazione Museo del Malcantone è finalmente entrata in possesso della bella cifra di fr. 20'000.-

Per onorare la memoria del generoso donatore, a margine dell’Assemblea per la discussione del Consuntivo 2013, è stato chiesto allo scrittore Fernando Grignola di tracciarne un ritratto. Ecco il suo intenso e commosso intervento.

Giorgio Macchi nato nel 1905 è deceduto presso la Casa Riposo di Morbio Inferiore il 19 gennaio 1998. Attingo alla commemorazione che ho tenuto in quella triste circostanza anche a nome delle Autorità comunali di Agno.

Macchi appartiene a quella nobilissima schiera di docenti, che donando sé stessi all'insegnamento come apostolato tra i giovani, hanno fatto grande la Scuola pubblica ticinese, conferendole autorevolezza e prestigio. Soprattutto a quella Scuola Maggiore, che prima dell'introduzione della Scuola Media, apriva al mondo i giovani le cui famiglie paesane, per vari motivi - non ultime le ristrettezze economiche del tempo di guerra (come nel mio caso) - dai paesi non potevano mandare i propri figli nelle scuole cittadine, al Ginnasio, prendendo il tram. E questo è una virgola di storia vissuta.

Giorgio Macchi ha esplicato il suo magistero per quasi quarant'anni: una esistenza dedicata alla formazione, non soltanto intellettuale e pedagogica, ma anche civica e morale di tantissima gente nostra.

Vi si è dedicato come docente e direttore della Scuole Maggiori di Agno, avviando alla vita adulta e affidando alla Società molte generazioni di allievi: centinaia, migliaia di adolescenti di Agno, con quelli di Iseo, Cimo e Vernate su e giù a piedi dal sentiero di Cimo; e dal pian d'Agno, quelli di Muzzano e frazioni, Molini, Brüsàda, Piodella e Agnuzzo.

Agli inizi Giorgio Macchi fu pure maestro apprezzato in altre Scuole, tra cui a Bioggio: con tanti scolari che scendevano da Cademario, Gaggio e Bosco Luganese.

Paesi tutti dove la riconoscenza di autorità e popolazioni è sempre stata unanime, sentita e testimoniata.

Oltre che al mondo della Scuola, il professor Macchi per anni ha dato contributi notevoli alla via pubblica locale. Municipale, poi membro autorevole della Pro Loco, con notevole impegno nella realizzazione e valorizzazione della prima mostra su Jean Corty ad Agno nel 1967.

È pure stato meticoloso collaboratore con gli animatori del locale Gruppo Anziani.

Con il "nostro" professore, ricordavo nella commemorazione a Morbio, se ne è andato uno spaccato dell'Agno rurale dei tempi della mobilitazione: dei bollini del razionamento, della vecchia scuola comunale con la cancelleria e la saletta del municipio, le aule al pianterreno colme di paglia gialla, trasformate in accantonamenti militari.

Con Giorgio Macchi si disperde l'epopea delle letterine ai soldati, le accademie sul piazzale, ragazzi e ragazze con i zèncan, zoccole e zoccoloni, l'orto scolastico con in cielo gli stormi lucenti delle fortezze volanti sull'inferno su Milano, la raccolta nei coltivi dei maggiolini a sacchetti, i vachett che il Cantone distruggeva, noi ragazzotti in primavera a crapa peràda...

Giorgio Macchi: fu anche presidente animatore della Corale Helvezia con il verdiano Mo. Martinelli; e dalla fondazione nel 1923 fu nel comitato e segretario della Società Filarmonica di Agno per anni, membro attivo in tanti altri Enti e società malcantonesi.

La passione per la caccia, il mito dei suoi setter bianchi e dei beccaccini, i selvatici acquatici da disegnare noi sui banchi di scuola. Gli "espe" di chimica con provette e serpentine fumanti da riprodurre con meticolosità fotografica. La "civica" sulle pagine del Frassineto, le ramanzine austere, e gli elementi di contabilità in dare-avere/ con saldi e cambiali da imparare e usare praticamente. La coltivazione dell'orto scolastico, le metropoli dei continenti in guerra commentate su sbiadite diapositive in bianco-nero,... le prove ginniche in strada cronometro in mano - la Radioscuola ascoltata in allucinanti silenzi....

Mi commuove il ricordo della sua vecchia moto Raleigh appoggiata ai platani, spesso occasione in aula per introdurci al miracolo del motore a 4 tempi : aspirazione I compressione / accensione / e scoppio... Sui 16 anni a casa sua mi diede tante lezioni in svariate materie preparandomi agli esami d'ammissione alla Posta svizzera.

lo sono uno dei frutti del suo insegnamento di scienze esatte: mate, geometria, fisica, storia e geografia, fortemente unito a quello musicale, morale e letterario di narrativa, poesia e teatro della Scuola Serena di Maria Boschetti Alberti.

Una scuola pubblica benedetta - che tante generazioni di uomini e donne al di là dell'istruzione formale, ha cresciuto e avviate nella vita adulta anche come lievito amoroso di elevazione umana, radicata nelle menti e nei cuori.