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L’evoluzione del settore agricolo e del paesaggio nelle regioni di montagna ticinesi

Nelle regioni di montagna ticinesi la struttura delle aziende è caratterizzata dalle dimensioni ridotte e dall’alto numero di piccole parcelle, distribuite sul territorio su diversi livelli altitudinali. In passato, tra il 1500 ed il 1800, la situazione demografica imponeva infatti lo sfruttamento di tutti gli spazi disponibili. Le zone di pianura e le terrazze ben esposte erano coltivate a patate, cereali (segale, orzo) e ortaggi (fave, fagioli, zucche, spinaci, cipolle). Anche in collina e sui monti si coltivavano cereali, patate ed ortaggi, falciando vaste superfici per ottenere il foraggio necessario per l’inverno. Gli alpeggi venivano pascolati unicamente durante la stagione estiva.

Nel corso dell’800 l’agricoltura è segnata dal fenomeno dell’emigrazione. Durante l’assenza degli emigranti, le donne e gli anziani si occupavano della produzione agricola. La mancanza di mezzi e di forza-lavoro determinava una produttività molto limitata, che permetteva la produzione del minimo vitale.

Il paesaggio era certamente molto diverso da quello odierno, per non dire l’esatto contrario. Ricco di terreni abbandonati, rude, selvaggio nei terreni pianeggianti a ridosso dei corsi d’acqua, ricco di elementi antropici sui pendii. I versanti delle montagne concentravano la grande maggioranza delle attività di sussistenza, implicando un imboschimento molto limitato di questi spazi. Il legname ricavato nella fascia collinare e subalpina permetteva infatti guadagni interessanti grazie alla vendita di questa materia prima sui mercati dei ducati lombardi. Consentiva inoltre la produzione di carbone e di materiale combustibile per il riscaldamento.

All’inizio del ‘900 si assiste ad un’evoluzione del settore primario nelle grandi pianure dei paesi limitrofi. Cambiano i sistemi di coltura, gli attrezzi, i macchinari, il diritto fondiario. L’agricoltura ticinese, a causa delle condizioni locali, registra solo pochi miglioramenti. L’arrivo delle prime strade nelle valli facilita i contatti con le regioni di pianura, dove i settori secondario e terziario sono in crescita ed offrono una valida alternativa alla popolazione rurale.

A partire dal secondo dopoguerra lo spopolamento delle valli e l’abbandono delle attività agricole diventano fenomeni che si manifestano in modo esteso. Le aziende agricole si trasformano progressivamente in attività accessoria. Anche il settore agricolo evolve rapidamente, seguendo due tendenze principali: la meccanizzazione e ristrutturazione dei processi produttivi.

A partire dagli anni ’70 si sviluppa il dibattito sul rapporto tra agricoltura ed ambiente. L’agricoltura intensiva è infatti responsabile dell’immissione di grandi quantità di sostanze chimiche nell’ambiente, della standardizzazione del paesaggio e della conseguente perdita di biodiversità. Le leggi e le ordinanze che sono scaturite da questo dibattito hanno permesso di ridurre l’impatto negativo dei processi di produzione intensivi, promuovendo nel contempo le gestioni estensive, integrate o biologiche.

Oggi l’agricoltura riveste un ruolo multifunzionale che non si limita alla produzione di generi alimentari. L'agricoltura fa parte dei settore primario la cui funzione di cura e gestione dei paesaggio è determinante per garantire uno sviluppo al turismo ed alle attività abitative delle regioni periferiche. Questa attività permette anche un’occupazione decentrata del territorio, la salvaguardia del patrimonio tradizionale e la conservazione del valore naturalistico di un paesaggio variato.

Roland Hochstrasser

 


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