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La Regina del Lago

Quella mattina di un lunedì, sul finire del secolo scorso, Pietro il pescatore attendeva sulla riva gli altri suoi compagni di pesca, Andrea, Quirico e Guglielmo. Faceva appena l'alba e in lontananza si disegnava, vagamente accennata, la linea ondeggiante del Generoso; ma Pietro aveva premura di prendere il largo e calare le reti. Ai ritardi di Quirico e Andrea, la mattina del lunedì, c'era abituato: la domenica, si sa, un bicchiere di troppo... Guglielmo, poi, era sposo di fresco, da tre mesi appena, e quel suo indugiare a casa era comprensibile. Così rifletteva il pescatore e tuttavia misurava con l'occhio il crescere del chiarore sulla cresta dei monti intorno al lago.

Vennero, finalmente, Quirico e Andrea, ma Guglielmo ancora tardava.

Quando apparve, nel mezzobuio, aveva l'aria talmente stralunata, talmente pallida, che nessuno ebbe cuore di rimproverargli nulla. Piuttosto, gli si fecero intorno, premurosi e inquieti. E Guglielmo, triste in volto e come svagato, prese a scusarsi e a farfugliare frasi sconnesse su una certa trota e sulla moglie, Marta, che presagiva per lui gravi sciagure e non voleva lasciarlo uscire sul lago...

"Come, come?".

Pietro non capiva e voleva che il giovane si spiegasse meglio. Così, a pezzi e a bocconi, venne fuori questa strana storia.

Il giorno prima Guglielmo, a pesca sul lago, aveva catturato una trota. Non una trota qualsiasi: un pesce incredibile, di proporzioni smisurate. Ma quel che rendeva davvero insolita la preda era l'inerzia, la rassegnazione con cui si lasciava trascinare dalla barca: non dava strappi, non si divincolava. E quando fu tratta al bordo dello scafo fissò gli occhi dritto in quelli di Guglielmo emettendo un lamento, dei gemiti lunghi, come un canto... Come il canto del cigno laggiù nel canneto, ma più flebile, meno rauco e stranamente armonioso, di un'armonia che prendeva il cuore e faceva quasi piangere...

"Ma ciò che più mi sbalordì" seguitava Guglielmo "fu la luce viva, intensa, brillante che dal suo corpo si irradiava, come argento percosso dal sole. E un altro particolare ancora mi colpì e mi tenne per lungo tempo sospeso col capo sull'acqua per scrutarne la misteriosa profondità: vidi seguita la mia prigioniera sino alla superficie dell'acqua da un lungo corteo di pesci, come tanti cortigiani al seguito della loro regina. E come la mia preda venne sollevata dall'acqua, quelli subito si inabissarono. La trota continuava a offrirsi rassegnata, a fissarmi e a emettere quei lamenti quasi umani che andarono man mano affievolendosi fin che si tacque. Fin che fu morta. Ho paura... " concluse Guglielmo, come allucinato. "Ho paura, zio Pietro... ".

Il vecchio Pietro era rimasto suo malgrado sconcertato dall'angoscia che risuonava nel racconto di Guglielmo, ma gli sembrava giusto non dar peso a quelle fantasie:

"Hai sognato, Guglielmo. Hai sognato, ragazzo mio. lo sono vecchio del mestiere e ne ho catturato di pesci! Una volta presi un luccio che era lungo più di me; ma cose come questa, a me non ne successero mai. Dammi retta, era un sogno: e poi tu ne parlasti a Marta, e Marta, naturalmente, ti ha creduto e ne ha tratto cattivo presagio. Ragazzi! Ragazzi, tu e lei, tu che hai sognato e lei che crede al tuo sogno".

"Non solo Marta", ribatteva Guglielmo "non solo Marta ha visto quel pesce. Anche la Menica, che ha esaminato la trota e che ha scorto quello che a noi era sfuggito, un'incisione lungo tutta la fronte, a guisa di corona. Proprio lei mi ha detto: 'Guai a te, Guglielmo! Guai a te se non abbandoni subito le reti! Tu hai ucciso la Regina del Lago, il lago si vendicherà e sarà tremendo nella sua vendetta. Va', corri, riporta la trota nel lago, per carità! Forse forse puoi ancora essere in tempo...".

"E tu l'hai ributtata? Hai dato retta a quella strega? Ma guarda un po' che mi diventi una femminuccia, adesso!".

Ma Guglielmo non si dava pace: la Menica aveva già indovinato molte cose e in tanti casi aveva predetto giusto. E poi, a convincerlo che la sua vittima non era un pesce come gli altri, c'era stato il prodigio di quando aveva restituito al lago il corpo morto. La trota adagiata sull'acqua vi era rimasta immobile, inanimata, con il ventre all'aria. Poi, a un tratto, Guglielmo aveva visto l'acqua dividersi adagio adagio a guisa di cuna e salire alla superficie, per quella conca, come un enorme getto d'argento: la trota, attorniata da una fantastica moltitudine di pesci, dolcemente venne avvolta in quel gran manto argenteo e dentro quello scivolò sul fondo e scomparve.

Guglielmo taceva, allucinato nel ricordo, trattenuto sulla riva dalla paura e dalle suppliche della moglie che non tornasse al lago, per amore suo e della creatura che portava in grembo. Ma Pietro voleva salpare, l'ora era tarda e non si poteva sprecare la giornata:

"In fin dei conti sei un uomo o sei un ragazzo per prestare fede a questi sogni? Fa' pure come credi. Mi sembri titubante, ragazzo mio. Beh, poche chiacchiere! Non vuoi venire? Fa' come credi".

Così Guglielmo, punto sul vivo e richiamato al suo dovere, si risolse a partire. Insieme smossero la barca che scivolò sull'acqua, immobile e quieta come raramente.

I giorni passavano e la vita continuava. Il brutto presagio sembrava solo un ricordo destinato a sparire. Pietro, Guglielmo, Andrea e Quirico uscivano regolarmente a pesca sul lago; Marta, nella sua casa sulla riva, pregava per il marito e cuciva per il bambino che doveva nascere.

Un giorno che la donna attendeva in casa il ritorno dei pescatori l'aria si fece buia improvvisamente. La luce scemava in un bagliore livido che annunciava tempesta. Marta si fece alla finestra, a scrutare il lago.

"Non è nulla" la tranquillizzò Mina, un'amica che passava di lì. "È un tempaccio, ma barche sul lago non ce n'è. Ho guardato bene, son già tutte a riva".

Marta però sentiva crescere l'angoscia: Guglielmo non era tornato e la donna scrutava il lago deserto come un cimitero, grigio e torbido.

"Non c'è da temere" ripeteva la vicina. "Conoscono il lago, si saran

tratti alla riva per tempo".

Ma nel vento che si abbatteva di colpo a raffiche e sollevava onde sempre più alte, a Marta parve di vedere un puntolino nero, più nero della superficie dell'acqua, laggiù verso Poiana. È una barca, ne è sicura, la barca di Pietro e dei suoi pescatori: grida che si chiamino gli uomini, che si mandi per soccorso. Mina vola a radunare gente, ma il vento cresce e cresce: Marta vede la barca sbandare e traballare sulla cresta dell'onda. Urla, mentre la barca si capovolge; per la mente le passa rapido il pensiero della Regina del Lago e della sua vendetta.

Andrea e Quirico ebbero salva la vita e a nuoto raggiunsero la riva. I corpi di Pietro e di Guglielmo furono invece trovati solo il giorno dopo, avvinghiati. Li riportarono al paese per la sepoltura.

 

Ulisse Poco Belli

Dattiloscritto della Libreria Patria della Biblioteca Cantonale di Lugano

Riduzione narrativa "il meraviglioso"


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