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La zoccoletta

Oh dunque, fra Bendidio: è vero che troppa bellezza chiama sventura?  Domanda difficile,  rispose il fraticello.  Certo è che lassù nella mia valle regnava più pace quando la Zoccoletta non era nata ancora od era una bamboccina come tutte le altre. Ma quando cominciò a crescere, e la sua faccia a diventare lucente come il sole, e tutti i giovani del contado la volevano in isposa, e tutte le donne, avvelenate dalla maledetta invidia, le giuravano la morte, non vi dico che guerra e che incendi!

Era figlia d'un povero straccione, fannullone e bevone per giunta: morta la madre; la casa, una tana; le vesti, un ricucito di cenci. Ma il Signore aveva voluto che quella sua creatura destinata a vivere nel centro di tutte le miserie, fosse bella come la regina Ester o forse addirittura come gli angioli del paradiso. E modesta, senza malizia, pulita d'anima come la neve delle vette... Impossibile dire se fosse più bella o più buona. Poiché il Signore è generoso: e, mentre voleva, con lo spettacolo di quella perfetta bellezza, mettere alla prova la virtù degli uomini e delle donne, offriva loro l'esempio d'una perfetta virtù.

Ma gli uomini sono deboli e cattivi. E quasi non passava giorno che qualcuno non le venisse dietro col passo del gatto che s'accosta all'uccelletto per piombargli sopra. Quasi non passava giorno che, lungo la strada di lei, non s'accendesse qualche lotta, e che Paolo e Giovanni, Enea e Filippo non si pigliassero per il collo, gridando tutti: la Zoccoletta è mia... Lei tirava via senza quasi accorgersi di quegli stolti, protetta dalla mano del Signore, il quale non voleva che la poverina soffrisse offesa né pena per causa di quella sua bellezza stragrande. Era come se un re avesse dato ad uno dei suoi servi più umili un immenso tesoro da portare da un paese che si chiama Nascita ad un paese che si chiama Morte: un tesoro che il buon servo non ha chiesto, per conto suo, ma lo ha accettato, da portare fedelmente, senza spenderlo, essendo roba del suo padrone... E' ben giusto che un tal servo il padrone lo aiuti e lo protegga contro i pericoli della strada.

Perciò, dico, quando uno di quei cattivi tentava d'avvicinarsi troppo, una forza divina lo ributtava indietro: e nessuna delle loro parole non belle le arrivava tale e quale all'orecchio. E così le parole maligne che le donne invidiose le gridavano dalle porte e dalle finestre: la provvidenza del Signore le disperdeva nell'aria... Tutte le cose del cielo e della terra sono agli ordini del Signore: e quando il Signore non vuole che una parola sia udita, fa segno al vento, e il vento se la porta via... Fa segno agli uccelli che cantino, ai cani che abbaino, alle campane che suonino; e la parola mal detta si confonde in tumulto.

Così due o tre anni passarono, e la faccia della Zoccoletta diventava di giorno in giorno più splendente, tanto che la fama si allargò fuori della valle, e uomini d'ogni ceto e condizione traevano da tutte le parti. Perfino un gran corsaro saraceno, terrore dei mari, avendo udito che in una capanna del nostro paese era nata e viveva la più bella donna del mondo, s'era proposto di venire a rapirla: e già stava approdando laggiù dove sbocca la nostra valle, ma fu più pronta la tempesta inviatagli dal Signore, la quale mandò la maledetta nave a infrangersi contro gli scogli. Anche mi fu detto da persone degne di fede che due o tre grandi principi di là delle Alpi già si erano messi in viaggio col loro seguito di cavalieri e di fanti; ma anche lì, la bontà del Signore provvide a tempo, riempiendo di neve e di nebbia i varchi delle montagne; e neppur uno di quei rapaci riuscì a trovare la strada che mena alle nostre contrade.

Ma non poteva il Signore disperdere nelle nebbie né sommergere in mare la gioventù del paese; e tutti i giorni erano zuffe e colpi: non già che la Zoccoletta desse, pur con uno sguardo, motivo a contese. Le cose arrivano al punto che un giorno cominciò a scorrere sangue: onde il nostro Santo Vescovo fece venire dinanzi a sé la Zoccoletta e le disse:

Figliola mia, vedi quanto male per causa tua... No, non dico che tu ne abbia colpa; ma nemmeno è giusto che una ragazza rimanga lì come una pera matura sospesa a un ramo, lasciando che cento braccia si spingano in alto...

E poiché la poverina non riusciva a ben capire, soggiunse:

Insomma: sono cento e più che ti vogliono. Scegline uno, e sia tuo sposo. La Zoccoletta chinò il capo in atto di ubbidienza; ma poi, ritornando, si sentiva tutta smarrita e confusa, poiché pensava: come faccio a scegliermi uno che diventi il mio sposo, se a nessuno voglio bene? Ed essendo salita con le sue quattro pecore fino a Fontanachiara, si gettò ai piedi della Madonna nera che sta nella cappelletta lì dove l'acqua nasce, e disse:

Aiutami tu, Madonna; ché in tutte queste cose io proprio non riesco a capir nulla.

In quella, gli occhi le caddero nella bella acqua liscia e vide, per la prima volta, la sua splendente faccia. Allora capì e disse:

Madonna, ora sì capisco. E ti prego di aiutarmi. Per una semplice ragazza di montagna, questa mia faccia è troppo da signora. Vedi quanto scandalo nel paese!... E poi, Madonna benedetta: è forse giusto? Tu che sei la regina del cielo, hai la faccia e le mani brutte, che nemmeno le hanno i nostri carbonai. lo che sono una povera stracciona, sono bianca come il latte... Prendi tu, o Madonna, il mio colore bianco e dà a me il tuo colore nero...

Non aveva ancora finito ti parlare che, la cara Madonna cominciò a sorridere e a splendere e a schiarire come la cima di Sassalto quando ritorna l'alba. E anche il Divino Infante diventò più candido d'un fiocco di neve. Una nuvola bianca continuava a fumar su dalla verginella inginocchiata: e la cappelletta si riempì tutta di chiarore, e tutta la foresta era come se fiorisse.

Lei intanto, la Zoccoletta, diventava scura scura, come un carbone che si spegne. E quando, poco dopo, gli occhi le ricaddero giù dalla fontana, e si vide così nera, non poté trattenersi dal dire:

Ah povera me! Ma, rialzando gli occhi, vide la Celeste Madre così contenta, lei e il suo bambino, del dono di quella bianchezza, che alla povera Zoccoletta ogni rammarico passò.

E tornò cantando alle sue pecore, e tornò a casa cantando, che pareva un'anima beata. La gente diceva:

Ve' come s'è fatta brutta la Zoccoletta... Devono averla attuffata in un sacco di carbone...

Lei lasciava dire, ben sapendo che quel colore di carbone era il colore della Madonna, concessole per difendere la pace sua e la pace degli altri. Qualche tempo dopo, uno dei nostri carbonai lietamente se la sposò: nero lui più di lei, nera lei più di lui; e nessuno pensò a partire in guerra contro di loro. Così vissero e morirono buoni e felici sebbene tanto neri tutt'e due. Ma la felicità non ha bisogno di vestirsi in bianco.

 

Francesco Chiesa

Messaggero Serafìco. 1960; Fiabe e leggende del Ticino, Vol. 1 Sottoceneri, Centro didattico cantonale, Massagno


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