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San Sebastiano e la contadina

Non lontano da Arosio, pittoresco paesello dell'Alto Malcantone, tra gli alberi e i folti cespi delle ginestre, sta solitaria la cappella di San Sebastiano. Davanti all'immagine del martire, morto per le numerose frecce che trafissero il suo corpo, passa la Penodra, una strada ripida, tutta curve.

Un giorno una contadina di Arosio, chiamata Mena, si mise in viaggio con un sacco di belle noci; si recava al mulino, che sorgeva in basso, perché con le noci voleva fare l'olio.

La primavera era appena cominciata, eppure occhieggiavano già, qua e là, tra il verde, innumerevoli fiori; gli uccelli facevano festa sugli alberi e le ginestre, come toccate da magiche mani, schiudevano i loro boccioli dorati.

Quando Mena arrivò presso la cappella sentì qualcuno che la chiamava:

"Oh, Mena, dove andate?".

La contadina tremava come una foglia dalla paura; poi si guardò all'intorno; quindi, si fece il segno della croce con grande devozione.

Ma la voce di prima riprese:

"Non dovete spaventarvi, buona donna. Sono io, San Sebastiano, che vi parlo".

Allora Mena riprese un po' di coraggio e disse: "Possibile? Siete proprio voi?".

"Dove andate?" chiese ancora San Sebastiano.

"Scendo in basso al mulino. Con queste noci voglio fare dell'olio". E il Santo disse ancora:

"Quando tornerete, buona donna, versate qualche goccia di olio nel mio povero lume, ve ne prego".

"Oh, sì!" rispose Mena. "Vi riempirò il vaso. Così avrete una bella fiammella che vi terrà compagnia il giorno e la notte. Siete sempre tanto solo, San Sebastiano!".

Quindi la contadina proseguì la sua strada. Ogni tanto si fermava e posava il sacco sul muricciolo per riposare. Era stanca e aveva caldo e sete.

Mena guardava allora le grosse noci e si rallegrava che le sue piante le avessero donato tutta quella grazia di Dio.

"L'olio servirà per quest'inverno" pensava la donna "condirò l'insalata e farò gustosissime torte... ".

Arrivò al mulino che suonava mezzogiorno ai campanili dei villaggi vicini. Il mugnaio aveva già desinato e si mise subito al lavoro. Schiacciò con le pesanti macine le noci e dai gherigli scaturì un liquido denso con leggeri riflessi dorati: era l'olio, il profumato e prezioso olio di noce che riempiva lentamente le due olle.

Verso il tramonto la contadina riprese la via del ritorno. Faticava a portare le olle camminando sulla strada in salita. Si fermava spesso, e, a mano a mano che si alzava, l'orizzonte s'allargava e, in fondo, si vedeva adesso nitido il lago con tante barche e battelli.

Rossa in volto e sudata arrivò presso la cappella. Ma Mena non si ricordò più della promessa fatta la mattina. Continuò a camminare e passò oltre. Non aveva fatto che pochi passi che cadde a terra, quasi stordita; le due olle si ruppero e sulla strada si formarono numerosi ruscelletti: il buon olio se ne andava, scompariva bevuto dalla terra. Mena con gli occhi fuori dalle orbite osservava esterrefatta le sue fatiche andare in fumo. Poi si ricordò del Santo, volse gli occhi verso l'immagine e, piena di rabbia, gridò:

"Guarda scià ögion da bö,

ta set cuntent che l'oli lè nai fö?

Guarda scià ögion da bö!".

La voce del Santo allora disse dolcemente:

"E la promessa, Mena?

Questu lè ol castigh dal Signur

quand sa dismentiga i anim in pena!".

 

Ugo Canonica

La Cooperazione, n. 43, 1950


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