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La Via della Vite, Passi nella cultura e nel paesaggio della vite

La ricchezza di contenuti ma anche con le sue contraddizioni è la vera particolarità di questo percorso collinare e pedemontano nel cuore dell'Insubria.

L'Associazione Villa Orizzonte ne ha promosso il progetto in omaggio a chi, in questi primi cento anni di viticoltura moderna, si è adoperato per sviluppare e valorizzare il vitigno Merlot quale base per un prodotto che qualifica il Ticino. Viverne il tracciato, è un'occasione di conoscere nei dettagli la storia del Malcantone e della Valle del Vedeggio con i suoi paesaggi variegati, i suoi prodotti e la sua gente.

La cultura della vite e il futuro della memoria

Da Noè a Dioniso o Bacco, alla diffusione della vitis vinifera tramite i Romani, allo stesso Cristianesimo con le Nozze di Cana e l’Eucarestia, la viticoltura ha profondamente segnato la cultura europea, radicandosi localmente e contrassegnando la tipicità del terroir. Il paesaggio naturale e umano ne reca l’impronta, costituendone la memoria materiale.

Il paesaggio malcantonese ne è il sedimento a tre livelli. L’antica economia della castagna, attualmente in rilancio con il recupero della foresta castanile, caratterizza a tutt’oggi l’Alto Malcantone. Le anguillare della Tresa e il Museo della pesca di Caslano (unico in Svizzera), il turismo balneare e la fiera di S. Provino, contrassegnano la storia a lungo periodo della Via d’acqua e degli scambi. Una specifica cultura della vite ha trovato sviluppo al livello intermedio. Essa è fatta di terrazzamenti e muri a secco, ripristinati o invasi dal bosco, di case patrizie e rustici più o meno resistenti alla banalizzazione, di altari barocchi splendenti d’oro, di chiese romaniche e torchi a leva datati 1407, di cantine, osterie e dirupati sentieri su tracciati romani o medievali, ormai unicamente percorsi da volpi, tassi e cinghiali.

Coltivare o costruire: non c’è alternativa all’abbandono della terra. Villaggi miracolosamente integrati fra i vigneti o, viceversa, disastrosamente snaturati. Anacronismi: spettacolari panorami da Grand Tour romantico, affreschi che attardano stilemi bizantineggianti, o altrettanto sorprendenti squarci di aeroporto fra i filari di una vecchia vigna. E poi bande e bandelle musicali, antiche ballate, fiabe e leggende d’origine feudale, vespri in latino tramandati oralmente, ibridi di dialetti locali e lingue nazionali e internazionali fra le pieghe dell’italiano regionale. Questo, e altro ancora, sono la memoria e l’oblio incisi lungo la Via della Vite e che la rinnovata Cattedra Ambulante intende risvegliare.

(1)
Casa Passera, Monteggio, 450 m.

Tipica architettura rurale lombarda edificata nel ‘600 dalla famiglia Marchesi di Sessa. L’edificio, ben conservato, presenta una lunga facciata a tre ordini di loggiati con tetto in coppi.

(2)
Altare della Chiesa prepositurale di S. Martino, Sessa, 390 m.

L’edificio ecclesiale risale agli anni 1609-1630. Di grande pregio è l’Altare Maggiore barocco in legno dorato, oggi monumento nazionale, realizzato negli anni 1662-1664.

(3)
Torchio della Confraternita, Sessa, 390 m.

Datato 1407 e costituito da un tronco di noce lungo circa 11 metri, è forse il più antico torchio a leva conservato in Svizzera. Ai tempi, di proprietà della corporazione dei Nobili, si trova oggi in una cascina sulla contrada principale del paese.

(4)
Castelrotto, 414 m.

Prestigiosi Merlot fruttificano da 100 anni sulle dolci colline della Valle della Tresa. Da questi punti panoramici, la vista spazia attraverso il paesaggio insubrico fino al massiccio del Monte Rosa.

(5)
Villa Orizzonte, Castelrotto, 414 m.

All’origine della via malcantonese della moderna viticoltura in Ticino, l’edificio, il parco e gli appartamenti padronali della casa natale di Giovanni Rossi costituiscono oggi un museo della vita privata unico nel suo genere.

(6)
Affresco della chiesa di S. Bartolomeo, Croglio, 347 m.

È il Comune con la più alta concentrazione di vigneti del Sottoceneri. Nella chiesa del villaggio, che conserva importanti affreschi del 1411, le madri affidavano al Santo la protezione dei bambini infermi.

(7)
Gente del Malcantone, Pura, 390 m.

Il duro lavoro della donna garantiva la produzione agroalimentare, gli uomini emigravano stagionalmente. Alle maestranze artigiane operanti nelle grandi città facevano riscontro artisti europei insediatisi nel Malcantone, un esempio il pianista Arturo Benedetti Michelangeli a Pura.

(8)
Via Regina, Magliaso, 300 m.

La strada Regina, che collegava Milano ai valichi delle Alpi, è stata fino alla metà dell’Ottocento una delle vie di comunicazione più importanti tra Nord e Sud. Nel 1799 vi transitò l’esercito austro russo comandato dal generale Suworow.

(9)
Ronchi di Cademario, 550 m.

In passato questi terreni coltivati a vite erano curati dalle popolazioni dell’Alto Malcantone che praticavano la transumanza. I vigneti di questo versante producono ancora oggi vini pregiati e apprezzati.

(10)
Reperti archeologici, Bioggio, 316 m.

Il villaggio di Bioggio si è sviluppato sui sedimi alluvionali depositati dal torrente Riana. Su questi terreni riparati dalle alluvioni sono state riportate alla luce importanti vestigia romane del III sec. D.C.

Percorso

  • Termine di Monteggio – Castelrotto: 6 km (2:40h)
  • Castelrotto – Ponte Tresa: 4 km (1:00h)
  • Ponte Tresa – Gaggio: 7.5 km (2:45h)
  • Gaggio – Bioggio (variante): 1.7 km (0:45h)
  • Totale: 24 km (9:30h)

Roland Hochstrasser


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