Rohan e Suvarov - Che in solo vederli mettono timore e spavento PDF E-mail

Dal principio di settembre sino alla metà si moltiplicarono molto più le requisizioni dei carri, fieno, paglia, legna ecc. per formare magazzeni a Ponte Tresa, Agno e Bellinzona, affine di provvedere del bisognevole l’armata russa, che dicevasi dover passare di qui per andare ad attaccare e snidare i francesi dal S. Gottardo ed altre vantaggiose posizioni. Infatti nel dì 14 settembre alla sera si seppe da quelli che ritornavano da Varese, che nella mattina erano entrati in quel borgo i cosacchi Russi Cavalleria. Questi cosacchi per la maggior parte hanno la barba lunga come i Cappuccini, detti perciò barbetti. Essi sono armati di una picca lunga circa sei brazza, che portano diritta a cavallo, hanno due pistolle ai fianche con una cinta, e la sciabola. Sono assai destri, di brutto aspetto, vestiti con gilè e pantaloni alla giudaica, che in solo vederli mettono timore e spavento. Alla sera di detto giorno accamparono costoro in numero di circa 3.000 nelle campagne d’Induno, ed i picchetti avanzati arrivarono sino a Ganna e Ghirla, e non lasciarono più passare persona alcuna per la strada grossa. Alle ore 4 circa di notte cominciarono questi a passare da qui andando a Ponte Tresa e continuarono sino a giorno la loro marcia. Fattosi giorno, che era il 15 settembre terza domenica del mese si viddero passare in seguito ai Cosacchi diversi corpi di fanteria, granatieri senza interruzione alcuna, venendo di tanto in tanto li cori musicali, che cantavano in russo linguaggio, suonavano vari istromenti, che in lontananza facevano bel concerto.

Dopo il continuo passaggio di molte migliaia di uomini veniva un picchetto di cosacchi, e dietro a questi si vide passare il gran generale Suwarow circa le ore 15 uomo di piccola statura sopra di un superbo cavallo, vestito tutto in bianco con tracolla d’oro tutto canuto per la vecchiaia, ma tutto fuoco per lo spirito guerriero. Dietro a lui lo seguiva un’altro picchetto di Cosacchi, indi li ufficiali dello stato maggiore e tutti a cavallo, ed in seguito altra infanteria tutti Russi in numero di circa 16.000 oltre la cavalleria.


Ferruccio Minola Cattaneo ( a cura di), Cronaca dell’occupazione della val Marchirolo da parte degli austro-russi negli anni 1799-1800, Memorie del parroco Tomaso Stella, Varese, pp 34-36

 

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